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Bahrein il caso di Mohammed Ramadan

Il 29 dicembre 2014, il tribunale del Bahrein ha condannato a morte Mohammed Ramadan e Husain Ali Moosa per la loro presunta organizzazione e complicità nell’attentato dinamitardo avvenuto ad al-Dair il 14 febbraio 2014, che ha provocato la morte di un poliziotto. Organizzazioni Non Governative da tutto il mondo hanno condannato con forza la sentenza di morte espressa nei confronti dei due cittadini per via del fatto che le loro confessioni sono state estorte tramite tortura. Il 20 marzo 2014, agenti di sicurezza del Bahrein hanno arrestato Mohammed Ramadan senza presentare un mandato di arresto. Agenti governativi lo hanno trasportato presso l’edificio del General Directorate of Criminal Investigation (CID) senza previamente informare la sua famiglia del suo arresto. Mohammed Ramadan è stato sottoposto a maltrattamenti e torture per più di quattro giorni. Al fine di fermare l’abuso, ha firmato una falsa confessione nella quale ha ammesso di essere stato coinvolto nell’esplosione di al-Dair. A quanto pare poi è saltato fuori che il governo sapeva della sua non colpevolezza, ma che la sua partecipazione alle proteste e altre attività politiche avrebbero comunque fatto di lui un traditore e quindi meritava di essere condannato per i suoi crimini. Quando Ramadan ha tentato di spiegare al giudice che è stato costretto a firmare una falsa confessione, il giudice lo ha rinviato alla stazione di polizia di Riffa per 13 giorni, dove è stato nuovamente torturato. Le forze di sicurezza hanno arrestato Husain Ali Moosa una settimana dopo l’attentato di al-Dair. E ‘stato ospitato presso il CID, dove egli ha affermato che funzionari della sicurezza lo hanno appeso al soffitto per tre giorni picchiandolo con i manganelli. Moosa ha anche dichiarato che gli ufficiali lo hanno minacciato di ritorsioni contro i suoi parenti. Così, al fine di fermarli, Moosa ha confessato anche lui di essere coinvolto nel bombardamento di al-Dair. Tre giorni dopo, ha ritrattato la sua confessione di fronte al Pubblico Ministero. Di conseguenza, è stato nuovamente trasferito al CID, dove le forze di sicurezza lo avrebbero nuovamente sottoposto a torture nell’arco di tre mesi. Anche se gli imputati sostengono che le loro confessioni sono state estorte sotto tortura, né le autorità, né la magistratura ha preso in considerazione l’eventualità di aprire un’indagine per far luce sulla questione, invece, il sistema giudiziario del Bahrein ha utilizzato la sua legge anti-terrorismo per giustificare la pena di morte anche in caso di incerte prove di colpevolezza o persino in assenza di prove concrete. Questi fatti sono in diretta violazione degli obblighi del Bahrain verso la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, verso il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Convenzione contro la tortura. Dato che la situazione dei diritti umani in Bahrain continua a deteriorarsi, la comunità internazionale deve prendere misure attive per fermare questa ingiustizia e tutti gli ulteriori casi simili che potrebbero verificarsi.]]>

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