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Unanimità su “Impatto delle politiche commerciali dell’UE sulle catene globali del valore”

Il 30 Maggio 2017 è stato approvato all’unanimità il parere su “Impatto del commercio internazionale e delle politiche commerciali dell’Unione europea sulle catene globali del valore” di cui sono relatore e che prosegue una linea politica scandita dal mio precedente report sulla responsabilità delle imprese per gravi abusi dei diritti umani nei paesi terzi, adottato il 25 ottobre 2016 e proseguita con il mio impegno in qualità di shadow rapporteur in altri rapporti come ad esempio quello sulle condizioni dei lavoratori nel settore dell’abbigliamento.

Nel rapporto, ho sottolineato come vi siano grandi lacune per quanto riguarda la responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi. Le vittime di violazioni da parte di società internazionali incontrano molteplici ostacoli nell’accesso ai mezzi di ricorso giurisdizionali, tra cui ostacoli procedurali relativi all’ammissibilità e alla rivelazione degli elementi di prova, costi processuali spesso proibitivi e mancanza di norme chiare. Parallelamente ho esortato le imprese ad esercitare l’obbligo di due diligence, per una maggiore trasparenza in quest’ambito. Trasparenza che è fondamentale non solo a livello burocratico e amministrativo, ma anche per garantire un adeguato controllo democratico e consentire ai consumatori di effettuare scelte basate sui fatti.

Il parere approvato ieri prosegue il cammino sul fronte “Business & Human Rights”, cui bisogna dare una risposta rapida e soddisfacente. Le catene globali di valore sono figlie della globalizzazione che ha provocato una riduzione delle distanze geografiche e conseguentemente ha permesso la parcellizzazione delle singole fasi di produzione. Ormai il prodotto finale è il risultato di tutto il range di attività che sono richieste per portare un prodotto dalla sua ideazione sino al consumatore finale, attraverso la sua progettazione, il reperimento delle materie prime, la lavorazione intermedia, in tutte le sue fasi, il marketing, la distribuzione, etc.

Queste attività vengono spesso allocate in Paesi diversi, a seconda del costo della manodopera e del suo grado di competenza.

Se consideriamo il processo di globalizzazione ormai sempre più evidente e inarrestabile, ci rendiamo conto del ruolo primario che rivestono le multinazionali nell’economia globale e del ruolo importantissimo che esse potrebbero e devono rivestire circa lo sviluppo internazionale.

Un problema cui ho già accennato e alla cui soluzione ancora non si è riusciti a sopraggiungere è quello della dimensione transnazionale delle compagnie multinazionali e la conseguente difficoltà nell’attribuzione delle responsabilità nei casi di violazione. E a tal proposito una prima fondamentale riforma consisterebbe nell’includere il rispetto dei diritti umani come clausola vincolante in tutti i contratti tra le multinazionali e le imprese che partecipano alla catena produttiva o alla catena del valore aggiunto. Pratica che sta prendendo piede solo adesso incredibilmente e molto lentamente. Per questo è importante il passo fatto dalle Nazioni Unite per lanciare un nuovo trattato volto a dirimere la questione Business & Human Rights, facendo intendere che la miglior via perseguibile è quella del connubio piuttosto che quella del rigetto. Diritti umani e Business sono assolutamente compatibili e del tutto vantaggiosi se uniti, per l’economia e per lo sviluppo. Questa dovrebbe essere un’affermazione scontata eppure ancora non lo è.

Ho accennato anche ad un bisogno urgente di trasparenza; concetto già espresso nel report sulla responsabilità delle imprese nei casi di violazioni e l’ho ribadito anche in questo parere, poiché essendo sempre ben consapevole di essere in piena globalizzazione, sono totalmente convinto che è bene che ci sia una certa simmetria informativa tra compagnie multinazionali e clienti e consumatori. Anche la trasparenza dunque resta uno di quegli ingredienti imprescindibili per uno sviluppo che sia non solo economico ma innanzitutto umano.

Il Parlamento si è rivelato molto ricettivo nel suo insieme riguardo l’urgenza e la necessità di un intervento deciso e decisivo in questo settore. Anche le Nazioni Unite sembrano esserlo altrettanto. Tuttavia sembra che la Commissione Europea e alcuni Stati Membri siano ancora restii ad accettare il legame tra salvaguardia dei diritti umani e business e sviluppo. Nonostante sia un legame ineluttabile.

Voglio essere ottimista e credere e sentire che manca veramente poco affinché questa ineluttabilità sia generalmente, del tutto riconosciuta.

 

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